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11 settembre, le 10 grandi cose che sono cambiate nel mondo

Venticinque anni dopo l’attacco alle Torri Gemelle, il mondo porta ancora i segni dell’11 settembre 2001. Dai controlli negli aeroporti alle guerre in Afghanistan e Iraq, dalla sorveglianza di massa alla nuova percezione del terrorismo: dieci cambiamenti entrati nella nostra vita, spesso senza che ce ne rendessimo più conto

Ci sono date che appartengono alla storia e date che dividono la storia in un prima e un dopo. L’11 settembre 2001 appartiene alla seconda categoria.

Sono trascorsi esattamente 25 anni dagli attentati che colpirono gli Stati Uniti. Quattro aerei di linea furono dirottati da 19 terroristi di al-Qaeda: due si schiantarono contro le Torri Gemelle del World Trade Center a New York, uno contro il Pentagono e il quarto precipitò in Pennsylvania dopo la reazione dei passeggeri. Quasi tremila persone persero la vita.

Ma l’attentato alle Torri Gemelle non terminò quando la seconda torre crollò.

In un certo senso, continua ancora oggi.

Molte cose che nel 2026 consideriamo assolutamente normali — togliere oggetti ai controlli aeroportuali, non poter accompagnare liberamente una persona fino al gate, vedere telecamere ovunque, sentir parlare di antiterrorismo, intelligence e radicalizzazione — appartengono al mondo costruito dopo quella mattina.

Altre conseguenze sono state enormemente più profonde: due guerre, centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati, migliaia di miliardi di dollari spesi e un cambiamento radicale nella politica estera degli Stati Uniti.

A venticinque anni di distanza possiamo quindi provare a rispondere a una domanda: quali sono le dieci grandi cose che l’11 settembre ha realmente cambiato nel mondo?

1. Volare non è stato mai più come prima

Probabilmente è il cambiamento che tutti possiamo sperimentare personalmente.

Prima dell’11 settembre 2001, soprattutto negli Stati Uniti, entrare in aeroporto e raggiungere un aereo era molto più semplice. I controlli erano meno invasivi e la sicurezza era affidata in gran parte a società private. In molti aeroporti familiari e amici potevano raggiungere il gate anche senza possedere un biglietto.

Dopo gli attentati tutto cambiò.

Negli Stati Uniti nacque la Transportation Security Administration (TSA) e vennero progressivamente introdotti controlli molto più rigidi sui passeggeri e sui bagagli. Furono rafforzate le porte delle cabine di pilotaggio e lo screening dei bagagli da stiva divenne sistematico. Successivi tentativi terroristici portarono poi a ulteriori misure, comprese le restrizioni sui liquidi e l’introduzione di tecnologie di controllo sempre più sofisticate.

Quello che oggi consideriamo normale quando prendiamo un aereo è in larga misura figlio dell’11 settembre.

2. È nata la “guerra globale al terrorismo”

Fino all’11 settembre il terrorismo era considerato soprattutto una minaccia da affrontare attraverso intelligence, polizia, diplomazia e operazioni militari circoscritte.

Dopo le Torri Gemelle diventò una guerra globale.

L’amministrazione di George W. Bush elaborò la cosiddetta War on Terror. Nell’ottobre 2001 gli Stati Uniti invasero l’Afghanistan con l’obiettivo di distruggere al-Qaeda e rovesciare il regime dei Talebani che aveva ospitato Osama bin Laden.

Nel 2003 arrivò l’invasione dell’Iraq.

Da quel momento la lotta al terrorismo diventò uno degli elementi centrali della politica internazionale per oltre vent’anni.

Il progetto Costs of War della Brown University stima che le guerre e le operazioni statunitensi successive all’11 settembre abbiano comportato oltre 8.000 miliardi di dollari di spesa e impegni finanziari.

Una cifra che permette di comprendere quanto quella mattina abbia modificato non soltanto la sicurezza, ma anche le priorità economiche e strategiche della principale potenza mondiale.

3. Afghanistan e Iraq hanno cambiato il Medio Oriente

L’11 settembre provocò una reazione che avrebbe modificato profondamente la geografia politica internazionale.

La guerra in Afghanistan sarebbe durata vent’anni, diventando il conflitto più lungo della storia americana prima del ritiro statunitense del 2021 e del ritorno al potere dei Talebani.

L’Iraq rappresentò un capitolo ancora più controverso. Saddam Hussein non fu responsabile degli attentati dell’11 settembre e non esisteva un rapporto operativo dimostrato con gli attacchi di al-Qaeda. Eppure l’invasione del 2003 venne inserita nel più ampio contesto politico della guerra al terrorismo.

Le conseguenze superarono ampiamente i confini dei due Paesi.

Instabilità politica, guerre civili, terrorismo jihadista, nascita e ascesa dell’ISIS, migrazioni e nuovi equilibri regionali hanno caratterizzato buona parte dei decenni successivi.

Secondo le più recenti stime del Costs of War Project, almeno 940mila persone sono morte direttamente per la violenza nelle guerre post-11 settembre; considerando anche i decessi indiretti provocati dalle conseguenze dei conflitti, la stima complessiva arriva ad almeno 4,5-4,7 milioni. Sono calcoli su un insieme ampio di teatri di guerra e non vanno quindi interpretati come vittime direttamente causate dagli attentati dell’11 settembre.

4. La sicurezza ha cominciato a prevalere sulla privacy

L’altro grande cambiamento avvenne lontano dai campi di battaglia.

Dopo l’11 settembre gli Stati occidentali si trovarono davanti a un dilemma destinato ad accompagnarci fino a oggi: quanto siamo disposti a rinunciare alla nostra privacy per sentirci più sicuri?

Negli Stati Uniti il simbolo di questa trasformazione fu il Patriot Act, approvato poche settimane dopo gli attentati.

I poteri investigativi e di sorveglianza furono ampliati. Intelligence, intercettazioni, controllo delle comunicazioni e raccolta di informazioni diventarono strumenti sempre più importanti della lotta al terrorismo.

Negli anni successivi, con l’esplosione di internet, smartphone e social network, la questione sarebbe diventata ancora più grande.

Il rapporto tra sicurezza nazionale e libertà individuali rimane, 25 anni dopo, uno dei lasciti più controversi dell’11 settembre.

5. L’intelligence mondiale ha imparato a condividere le informazioni

Gli attentati mostrarono anche quanto potesse essere pericolosa la frammentazione delle informazioni.

Diversi segnali sui terroristi esistevano prima degli attacchi, ma non furono collegati in tempo per costruire un quadro complessivo della minaccia.

La lezione fu enorme.

Negli Stati Uniti venne creato il Department of Homeland Security e l’intero apparato di sicurezza nazionale fu profondamente riorganizzato. La cooperazione tra intelligence, polizia e autorità di frontiera aumentò anche sul piano internazionale.

Da allora la prevenzione del terrorismo si basa sempre più sulla capacità di mettere insieme informazioni provenienti da fonti differenti.

Il principio è semplice: il dettaglio apparentemente insignificante raccolto in un Paese potrebbe completare il puzzle costruito in un altro.

6. È cambiato il nostro rapporto con la paura

Prima dell’11 settembre un attacco terroristico di quelle dimensioni nel cuore degli Stati Uniti appariva a molti quasi inconcepibile.

Dopo non lo fu più.

Stazioni, aeroporti, concerti, eventi sportivi, metropolitane e grandi manifestazioni cominciarono a essere considerati anche sotto il profilo del rischio terroristico.

Gli attentati successivi di Madrid nel 2004, Londra nel 2005, Parigi nel 2015, Bruxelles nel 2016 e quelli avvenuti in numerosi altri Paesi consolidarono questa nuova percezione.

Il terrorismo aveva dimostrato di poter trasformare luoghi della quotidianità in obiettivi.

È cambiata così anche l’architettura delle nostre città: barriere davanti agli edifici sensibili, telecamere, metal detector, zone interdette ai veicoli, controlli agli eventi pubblici.

La sicurezza è diventata una presenza discreta ma permanente della vita urbana.

7. È cambiato il rapporto dell’Occidente con l’Islam

È uno dei lasciti più delicati e dolorosi.

Gli attentatori appartenevano ad al-Qaeda, organizzazione terroristica jihadista, ma negli anni successivi Islam, immigrazione, radicalizzazione e terrorismo sono stati spesso sovrapposti nel dibattito pubblico, alimentando generalizzazioni e discriminazioni nei confronti di milioni di musulmani estranei a qualsiasi forma di estremismo.

Il fenomeno non è scomparso.

Un’indagine del Pew Research Center pubblicata in occasione del 25° anniversario mostra che nel 2026 il 43% degli adulti statunitensi intervistati considera i musulmani meno patriottici degli altri americani, mentre il 42% ritiene che abbiano un impatto negativo sul Paese. Alcuni intervistati hanno motivato esplicitamente queste opinioni richiamando l’11 settembre.

È uno degli effetti più duraturi degli attentati: la paura del terrorismo ha finito talvolta per trasformarsi in sospetto verso un’intera religione.

8. Anche il terrorismo è diventato digitale

L’11 settembre avvenne in un mondo tecnologicamente lontanissimo da quello attuale.

Non esistevano Facebook, YouTube, X, Instagram o TikTok. Gli smartphone non erano ancora diventati estensioni delle nostre mani.

Eppure gli attentati rappresentarono uno dei primi grandi eventi globali vissuti praticamente in diretta dall’intero pianeta.

Le immagini dell’aereo che colpisce la seconda torre e del crollo del World Trade Center furono ripetute dalle televisioni di tutto il mondo.

Negli anni successivi internet avrebbe modificato anche il terrorismo.

Propaganda, reclutamento e radicalizzazione si sono progressivamente trasferiti online. L’ISIS avrebbe portato questa strategia a un livello mai visto, utilizzando social network, video e comunicazione digitale come strumenti di guerra psicologica e reclutamento.

Parallelamente, intelligence e forze dell’ordine hanno trasferito una parte crescente dell’antiterrorismo nello spazio digitale.

La guerra tra terrorismo e sicurezza si combatte ormai anche davanti a uno schermo.

9. Gli Stati Uniti hanno perso l’illusione dell’invulnerabilità

L’America che entrò nell’11 settembre 2001 era la superpotenza uscita vincitrice dalla Guerra Fredda.

L’Unione Sovietica non esisteva più. Gli Stati Uniti apparivano militarmente, economicamente e tecnologicamente dominanti.

Poi 19 uomini armati principalmente di taglierini riuscirono a utilizzare quattro aerei civili come armi contro il cuore economico e militare della nazione.

L’impatto psicologico fu enorme.

La risposta americana avrebbe assorbito per due decenni una quantità gigantesca di risorse economiche, militari e diplomatiche. Oggi alcuni storici e analisti sostengono che proprio questa concentrazione sulla guerra al terrorismo abbia contribuito a distrarre Washington mentre la Cina cresceva fino a diventare il principale concorrente strategico degli Stati Uniti e la Russia tornava progressivamente a sfidare l’ordine occidentale.

È una delle grandi ironie della storia.

L’11 settembre nacque dalla sfida di un’organizzazione terroristica senza uno Stato. Venticinque anni dopo, la principale preoccupazione strategica americana è tornata a essere la competizione tra grandi potenze.

10. È cambiato il significato stesso della parola “sicurezza”

Forse è questa la trasformazione che contiene tutte le altre.

Prima dell’11 settembre la sicurezza era qualcosa che tendevamo a vedere soprattutto nei confini, negli eserciti e nella polizia.

Oggi è molto più ampia.

Significa sapere chi sale su un aereo. Proteggere una centrale elettrica. Controllare un bagaglio abbandonato. Analizzare una transazione finanziaria sospetta. Sorvegliare una rete informatica. Individuare un processo di radicalizzazione online. Proteggere un concerto, una stazione ferroviaria o una partita di calcio.

L’attentato alle Torri Gemelle dimostrò che un piccolo gruppo organizzato poteva provocare conseguenze geopolitiche gigantesche sfruttando le infrastrutture e le libertà di una società moderna.

Da allora il mondo ha costruito strati successivi di protezione.

Alcuni hanno salvato vite.

Altri hanno aperto controversie profonde sulla privacy, sui diritti civili, sulle guerre preventive e sui limiti del potere dello Stato.

Venticinque anni dopo l’11 settembre

C’è infine un cambiamento che soltanto il tempo poteva produrre.

L’11 settembre sta passando dalla memoria alla storia.

Un ragazzo di vent’anni nato nel 2006 non ha alcun ricordo delle Torri Gemelle. Non ha visto in diretta il fumo sopra Manhattan. Non ricorda le persone affacciate alle finestre. E Non ha aspettato davanti alla televisione cercando di capire se altri aerei fossero stati dirottati.

Per milioni di giovani l’11 settembre è ormai qualcosa che si studia.

Per chi c’era, invece, rimane una memoria quasi fisica.

Molti ricordano ancora dove si trovavano quando videro il secondo aereo entrare nella Torre Sud e compresero che ciò che sembrava inizialmente un incidente era qualcosa di completamente diverso.

Alle 8:46 del mattino dell’11 settembre 2001, ora di New York, il volo American Airlines 11 colpì la Torre Nord.

Alle 9:03 United Airlines 175 entrò nella Torre Sud.

Tra quei due momenti trascorsero appena diciassette minuti.

Ma in quei diciassette minuti finì un mondo.

Quello successivo è, in larga misura, il mondo nel quale viviamo ancora oggi.

Redazione BNItalia
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