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Addio a Emma Bonino, una vita in lotta per i diritti

Emma Bonino è morta a 78 anni: addio alla donna che ha cambiato la storia dei diritti civili in Italia

Emma Bonino è morta oggi, 11 settembre 2026, all’età di 78 anni. Dalle battaglie radicali per aborto e diritti civili all’Europa, fino al ruolo di ministro degli Esteri: scompare una delle personalità più riconoscibili e controverse della politica italiana degli ultimi cinquant’anni

Emma Bonino è morta. La storica leader radicale, protagonista per oltre mezzo secolo della politica italiana ed europea, si è spenta oggi, 11 settembre 2026, all’età di 78 anni. La notizia della morte è stata annunciata da +Europa.

Con Emma Bonino scompare una figura che è difficile racchiudere semplicemente nella definizione di politica. È stata parlamentare italiana ed europea, commissaria europea, ministro per le Politiche europee e il Commercio internazionale e ministro degli Esteri. Ma soprattutto è stata una militante che ha trasformato alcune delle questioni più controverse della società italiana in battaglie politiche e civili.

La sua storia si è intrecciata con quella di Marco Pannella e del Partito Radicale, con le campagne sull’aborto, i diritti delle donne, la pena di morte, le mutilazioni genitali femminili, i diritti dei detenuti, l’immigrazione, la fame nel mondo e l’integrazione europea.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, pur ricordando la distanza delle rispettive storie politiche, le ha riconosciuto il peso avuto nella vita pubblica nazionale e la determinazione con cui ha sostenuto per decenni le proprie idee.

Emma Bonino morta dopo il ricovero a Roma

Le condizioni di salute di Emma Bonino si erano aggravate negli ultimi giorni.

Il 7 settembre era stata soccorsa nella sua abitazione nel centro di Roma e trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito per un peggioramento della funzionalità respiratoria. Nonostante la gravità del quadro, era rimasta vigile e lucida.

Dopo il ricovero in terapia intensiva, proprio ieri, 10 settembre, era arrivata una notizia che aveva alimentato la speranza: Bonino aveva lasciato la terapia intensiva ed era stata trasferita in una struttura privata. Il bollettino sottolineava tuttavia come la situazione clinica rimanesse delicata.

Oggi la notizia della morte.

Secondo Reuters, il decesso è stato confermato dal suo portavoce.

Bonino aveva affrontato negli ultimi anni diversi problemi di salute. Nel 2015 aveva annunciato pubblicamente di avere un microcitoma al polmone sinistro, sottoponendosi a un lungo percorso terapeutico. Nel 2023 aveva comunicato la conclusione positiva delle cure oncologiche.

La sua malattia non l’aveva però allontanata dalla politica.

Una frase pronunciata durante l’annuncio del tumore raccontava probabilmente meglio di molte biografie il suo rapporto con l’impegno pubblico: dalla passione politica, sosteneva, non ci si dimette.

E infatti non si dimise.

Chi era Emma Bonino

Emma Bonino era nata il 9 marzo 1948 a Bra, in provincia di Cuneo.

La sua storia politica esplode negli anni Settanta, nel pieno della stagione nella quale l’Italia discuteva alcuni dei fondamenti della propria società.

Il passaggio decisivo fu anche profondamente personale.

Nel 1974, quando l’interruzione volontaria di gravidanza era ancora illegale in Italia, Bonino affrontò un aborto clandestino. Quell’esperienza sarebbe diventata una delle ragioni del suo impegno pubblico. L’anno successivo si consegnò alla polizia nell’ambito della campagna radicale contro l’aborto clandestino.

Nel 1975 partecipò alla fondazione del Centro d’Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto (CISA).

Nel 1976 entrò per la prima volta alla Camera dei deputati.

Aveva 28 anni.

Cominciava così una carriera politica destinata ad attraversare mezzo secolo di storia repubblicana.

Emma Bonino e Marco Pannella: la stagione delle battaglie radicali

È praticamente impossibile raccontare Emma Bonino senza raccontare Marco Pannella.

I due diventarono i volti più riconoscibili del radicalismo italiano. Un movimento numericamente piccolo rispetto ai grandi partiti della Prima Repubblica, ma capace di esercitare un’influenza enorme sul dibattito pubblico.

Il loro metodo era diverso da quello della politica tradizionale.

Referendum, scioperi della fame e della sete, autodenunce, disobbedienza civile, manifestazioni e campagne mediatiche diventavano strumenti per costringere il Paese a discutere questioni che spesso la politica avrebbe preferito evitare.

Bonino si impegnò nella battaglia per la legalizzazione dell’aborto, che sarebbe arrivata con la legge 194 del 1978, e nelle grandi campagne radicali sui diritti individuali.

Ma ridurre la sua storia all’aborto sarebbe profondamente sbagliato.

Il filo conduttore della sua vita politica fu un altro: l’autodeterminazione della persona.

È questa idea che permette di comprendere battaglie apparentemente lontanissime tra loro.

Dall’Italia al mondo

A un certo punto, infatti, per Emma Bonino l’Italia diventò troppo piccola.

La sua attività politica assunse una dimensione internazionale e la portò ad affrontare guerre, crisi umanitarie e violazioni dei diritti umani.

Nel 1994 fu indicata come commissaria europea ed entrò nella Commissione guidata da Jacques Santer, occupandosi tra l’altro di aiuti umanitari, consumatori e pesca.

La politica internazionale di Bonino non si svolgeva però soltanto nei palazzi di Bruxelles.

Andava nei luoghi delle crisi.

Fu presente in diversi teatri internazionali e denunciò con particolare forza le condizioni delle donne in Afghanistan.

Nel 1997 venne brevemente fermata dai Talebani durante una visita nel Paese dopo che alcuni membri della delegazione avevano scattato fotografie in un ospedale femminile, cosa vietata dalle autorità talebane.

Si batté contro le mutilazioni genitali femminili e contro la pena di morte e sostenne la costruzione di strumenti internazionali di tutela dei diritti umani.

La sua concezione della politica diventava così coerente su scala globale: i diritti fondamentali non dovevano dipendere dal luogo nel quale una persona aveva avuto la fortuna o la sfortuna di nascere.

Emma Bonino ministro degli Esteri

La lunga esperienza internazionale la portò infine alla Farnesina.

Dopo essere stata ministro per il Commercio internazionale e per le Politiche europee nel secondo governo Prodi, nel 2013 Emma Bonino diventò ministro degli Affari Esteri nel governo guidato da Enrico Letta, incarico mantenuto fino al 2014.

Era ormai una delle figure italiane maggiormente riconosciute all’estero.

Eppure la sua carriera presenta un paradosso interessante.

Bonino ha spesso goduto di una popolarità personale molto superiore alla forza elettorale delle organizzazioni politiche alle quali apparteneva.

Un fenomeno diventato ancora più evidente negli ultimi anni con +Europa, formazione europeista che contribuì a fondare nel 2017.

I risultati elettorali del partito furono spesso modesti.

Il peso pubblico di Emma Bonino rimase invece enorme.

Il rapporto sorprendente con Papa Francesco

C’è un’immagine degli ultimi anni che racconta forse meglio di altre la particolarità della sua figura.

Papa Francesco che va a trovare Emma Bonino.

Due persone che su questioni fondamentali della bioetica avevano posizioni profondamente differenti.

Bonino era stata uno dei simboli italiani della battaglia per l’aborto. Il Pontefice rappresentava una Chiesa fermamente contraria all’interruzione volontaria della gravidanza.

Eppure tra i due era nato un rapporto fatto di rispetto e dialogo.

Nel novembre 2024 Francesco si recò personalmente a casa della leader radicale dopo un grave problema di salute. Reuters ricorda quella visita come testimonianza del riconoscimento di cui Bonino godeva anche in ambienti lontanissimi dalle sue posizioni politiche.

È forse una delle lezioni più interessanti lasciate dalla sua storia.

Si può essere radicalmente in disaccordo senza trasformare necessariamente l’avversario in un nemico.

Emma Bonino, una donna che ha diviso l’Italia

Sarebbe però sbagliato trasformare la morte di Emma Bonino in una celebrazione priva delle controversie che hanno accompagnato la sua vita.

Bonino ha diviso.

Molto.

Per una parte dell’Italia è stata una pioniera dei diritti civili, una donna capace di anticipare battaglie che sarebbero diventate patrimonio comune molti anni dopo.

Per un’altra è stata il simbolo di una concezione individualista dei diritti e di battaglie, a cominciare da quella sull’aborto, considerate moralmente e politicamente inaccettabili.

Anche le sue posizioni sull’immigrazione, sull’Europa e sulla politica internazionale hanno generato fortissime contrapposizioni.

Ma esiste una differenza tra essere divisivi ed essere irrilevanti.

Emma Bonino non è mai stata irrilevante.

Anche chi l’ha combattuta politicamente ha dovuto confrontarsi con le questioni che poneva.

Ed è probabilmente questo uno dei criteri attraverso i quali la storia misura il peso di una personalità politica.

Cinquant’anni combattendo per le proprie idee

Dal suo ingresso alla Camera nel 1976 alla morte nel 2026 trascorrono cinquant’anni.

Mezzo secolo durante il quale l’Italia è cambiata radicalmente.

Bonino ha attraversato la Prima Repubblica, Tangentopoli, la stagione berlusconiana, la nascita dell’euro, la crisi dei partiti tradizionali, il populismo e la trasformazione dell’Unione europea.

È stata deputata, senatrice, europarlamentare, commissaria europea e ministro.

Ma probabilmente il titolo con cui avrebbe preferito essere ricordata era molto più semplice: militante radicale.

Perché la sua politica non nasceva principalmente dall’incarico occupato.

Nasceva dalla battaglia.

Reuters ricorda una sua frase pronunciata alla Rai nel 2024: per tutta la vita aveva combattuto per i diritti, avvertendo che bisogna difenderli perché non sono acquisiti per sempre.

Questa convinzione attraversa praticamente tutta la sua esistenza pubblica.

La morte di Emma Bonino chiude un pezzo della storia radicale italiana

Marco Pannella era morto nel 2016.

Oggi, dieci anni dopo, se ne va Emma Bonino.

Con lei scompare probabilmente l’ultima personalità capace di incarnare nell’immaginario collettivo quella stagione del radicalismo italiano che riusciva a trasformare partiti elettoralmente piccoli in giganteschi laboratori di battaglie civili.

Si poteva essere con loro.

Si poteva essere ferocemente contro di loro.

Molto più difficile era ignorarli.

Ed è forse proprio questa la dimensione attraverso la quale bisognerà leggere la figura di Emma Bonino dopo la sua morte.

Non soltanto chiedendosi quante delle sue battaglie fossero giuste o sbagliate.

Ma osservando quante delle questioni che pose cinquant’anni fa siano ancora oggi al centro della discussione italiana ed europea.

Aborto. Fine vita. Carceri. Migrazioni. Europa. Diritti delle donne. Libertà individuale. Pena di morte. Giustizia internazionale.

Il lessico politico è cambiato.

Le battaglie, molto meno.

Emma Bonino se ne va a 78 anni dopo aver trascorso praticamente tutta la vita adulta dentro quelle battaglie.

E lascia dietro di sé qualcosa che nella politica contemporanea è diventato sempre più raro: un’identità immediatamente riconoscibile.

Non era necessario leggere il simbolo del partito per sapere cosa pensasse.

Non era necessario chiederle da quale parte sarebbe stata.

La si poteva amare oppure contestare.

Ma quando Emma Bonino entrava in una battaglia, difficilmente lo faceva a metà.

Ed è anche per questo che la sua morte, oggi, non chiude soltanto la storia di una politica italiana. Chiude un capitolo della storia civile della Repubblica.

Redazione BNItalia
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