22–23 MARZO: DIFENDERE LA COSTITUZIONE, DIFENDERE IL DIRITTO DEI CITTADINI. IO NON MI RICONOSCO. VOTO NO.
Non è una riforma isolata. È un disegno unitario, un progetto politico organico che mette insieme due strumenti fondamentali:
un premio di maggioranza enorme, che trasforma il 40% dei voti in 57% dei seggi;
liste completamente bloccate, che privano i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti.
Contemporaneamente, ci chiamano a votare un referendum confermativo su sette articoli della Costituzione, che ridefiniscono l’organizzazione della magistratura: doppio CSM, Alta Corte
disciplinare e meccanismi di controllo che rischiano di svuotare i contrappesi.
Premierato forte, riforma elettorale e riforma della magistratura non sono atti scollegati: sono un progetto dichiarato dall’inizio della legislatura, annunciato e rivendicato dalla coalizione stessa.
Il progetto dichiarato della coalizione
Questa maggioranza si è presentata con tre grandi obiettivi:
Fratelli d’Italia: IL PREMIERATO FORTE (già approvato in prima lettura al Senato nel giugno 2024);
Lega: AUTONOMIA DIFFERENZIATA;
Forza Italia: SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI
Tre riforme simbolo, tre obiettivi chiari, annunciati a gran voce fin dall’inizio. Chi sostiene il contrario ignora la realtà: isolare la riforma della magistratura dal progetto complessivo significa tradire la logica stessa con cui questa coalizione si è formata.
Riforma elettorale: un espediente per garantire la vittoria
La riforma elettorale arriva dopo le regionali in Campania e Puglia, quando il “campo largo” faceva temere al centrodestra di perdere i collegi uninominali del Senato. Non era necessaria per stabilizzare un governo già tra i più stabili della storia repubblicana: è un espediente per blindare la vittoria futura, garantendo il controllo della maggioranza parlamentare e, indirettamente, delle istituzioni.
40% dei voti → 57% dei seggi: il Parlamento dei cortigiani
Con il nuovo sistema:
chi prende il 40% dei voti ottiene il 57% dei seggi;
con liste bloccate, il cittadino vota solo un simbolo, non il proprio parlamentare;
i candidati sono selezionati dai capi partito.
Il Parlamento non nasce più dalla competizione tra candidati di fronte agli elettori, ma dalla cooptazione verticale: i rappresentanti diventano cortigiani dei leader, non servitori dei cittadini.
I capi partito nell’Esecutivo
I leader della coalizione entrano nell’Esecutivo, e da lì dirigono la politica:
Presidente del Consiglio: Giorgia Meloni
Vicepresidenti: Antonio Tajani e Matteo Salvini
Anche le opposizioni avrebbero candidati leader (Elly Schlein, Giuseppe Conte) all’Esecutivo, a dimostrazione che i capipartito finiscono sempre per controllare il Governo e il Parlamento.
Da capi partito, selezionano uno per uno i parlamentari; la maggioranza ratifica il Governo e il controllo politico si concentra, alla faccia della separazione dei poteri.
Presidente della Repubblica 2029
Il Presidente sarà eletto a febbraio 2029. Dal quarto scrutinio basta la maggioranza assoluta, già raggiunta al secondo giorno di votazioni. Oggi il centrodestra governa 15 regioni, il centrosinistra solo 5. I delegati regionali contano solo per il 5,5% dell’assemblea: chi ottiene il premio di maggioranza può ignorare completamente
l’esito dei delegati regionali e eleggere il Presidente della Repubblica che desidera. Chi controlla il Parlamento, controlla di fatto il Capo dello Stato.
Corte Costituzionale: 10 su 15
Cinque giudici eletti dal Parlamento, cinque dal Presidente.
Se la maggioranza controlla Parlamento e Presidenza, l’influenza complessiva diventa schiacciante.
CSM e Alta Corte: il monoblocco politico vs i magistrati
sorteggiati
I membri di nomina parlamentare dei CSM e dell’Alta Corte provengono da liste predisposte dal Parlamento: piccoli numericamente ma omogenei, esperti, smaliziati, capaci di imporre il proprio indirizzo. I membri provenienti dalla magistratura sono estratti a sorte tra tutti i magistrati, senza preselezione.
Pur essendo numericamente più rappresentativi, il loro isolamento li rende fragili e poco influenti: il monoblocco politico utilizza i membri di nomina parlamentare nei due CSM e nell’Alta Corte per imporre il proprio indirizzo a magistrati isolati e privi della forza che
proviene dal consenso ottenuto dai colleghi attraverso il voto.
Il risultato è chiaro: organi di controllo omogenei, contrappesi quasi inesistenti.
Coerenza con il NO del 2016
Nel 2016, l’Associazione Vincenzo Scarlato votò NO al referendum Renzi, che modificava 46
articoli. La storia si ripete: difendere la Costituzione dai progetti di maggioranza transitoria che
vogliono rimodellarla secondo i propri interessi.
Io non mi riconosco
Non mi riconosco in un sistema che:
sottrae al cittadino il diritto di scegliere i propri rappresentanti;
trasforma il 40% dei voti in 57% dei seggi;
concentra Esecutivo e Parlamento;
riduce i contrappesi a simboli;
impone il proprio indirizzo sui magistrati estratti a sorte, isolati e privi della forza derivante
dal consenso dei colleghi.
Questo progetto non è necessario, non è giustificato, non mi rappresenta.
22 e 23 marzo: difendere la Costituzione
Non si vota “contro qualcuno”, si vota per i diritti dei cittadini, per la separazione dei poteri, per evitare la concentrazione del potere in una filiera unica e per garantire contrappesi reali, non simbolici.
Per tutto questo, ribadisco con convinzione il mio NO secco al referendum del 22 e 23 marzo.
Avvocato Guglielmo Scarlato



