Cellulari illeciti nel carcere: a processo 3 detenuti di Boscoreale. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere continua a esaminare uno dei casi più ricorrenti legati alla vita penitenziaria: l’introduzione e l’utilizzo illecito di telefoni cellulari all’interno della Casa Circondariale “Francesco Uccella”. Nell’ultima udienza il giudice monocratico Marina Napolitano ha disposto lo stralcio della posizione di Guido M., 34enne di Mondragone, considerato uno dei soggetti centrali dell’inchiesta. Il procedimento va avanti nei confronti degli altri otto imputati.
La vicenda riguarda fatti avvenuti tra dicembre 2020 e febbraio 2021, interessa in particolare alcuni detenuti originari dell’area vesuviana, tra cui Boscoreale.
Cosa è accaduto nel carcere “Francesco Uccella”
Il carcere di Santa Maria Capua Vetere, uno dei più grandi istituti penitenziari della Campania, si trova nel reparto Volturno al terzo piano. Qui la Polizia Penitenziaria, durante una perquisizione di routine, ha rinvenuto un telefono cellulare nascosto in modo ingegnoso: la sim card era occultata all’interno della cassa di un orologio nero.
Secondo l’accusa, mentre erano detenuti nella struttura, alcuni imputati avrebbero utilizzato il dispositivo senza alcuna autorizzazione per comunicare con l’esterno. Le chiamate erano dirette a parenti e conoscenti, violando così le severe norme che regolano le comunicazioni dei detenuti.
Il reato contestato a tutti gli imputati è quello di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti (art. 391-ter del Codice Penale, introdotto proprio per contrastare questo fenomeno diffuso). Si tratta di un illecito che mira a impedire che dal carcere si possano continuare attività illecite o semplicemente mantenere contatti non controllati.
Perché è grave introdurre un cellulare in carcere? Un telefono permette di bypassare completamente il sistema di telefonate autorizzate (che sono registrate e limitate). Può servire per organizzare affari esterni, intimidire testimoni, mantenere legami con organizzazioni criminali o semplicemente per alleviare la solitudine, ma sempre a rischio di sicurezza per l’ordine penitenziario. In Italia casi come questo sono frequenti: ogni anno la Polizia Penitenziaria sequestra centinaia di dispositivi introdotti clandestinamente.

Gli imputati di Boscoreale
Tra gli otto imputati ancora nel procedimento figurano tre persone legate al territorio di Boscoreale:
- Mario S., 35enne di Boscoreale
- Ciro I., 29enne di Boscoreale
- Raffaele C., 59enne di Boscoreale
Questi tre imputati, insieme agli altri cinque (originari di Capodrise, Napoli e Torre Annunziata), sono comparsi davanti al giudice monocratico Marina Napolitano nell’ultima udienza.
Nel caso specifico, l’accusa sostiene che il gruppo avrebbe condiviso o utilizzato lo stesso dispositivo per effettuare chiamate illecite. Le indagini hanno ricostruito una piccola “rete” di comunicazioni che partivano dal reparto Volturno del carcere Francesco Uccella.
Nota importante: i nomi sono riportati solo con iniziale del cognome per rispetto della presunzione di innocenza. Tutti gli imputati sono da considerarsi non colpevoli fino a sentenza definitiva.
Il ruolo dello stralcio
Il giudice ha deciso di stralciare (cioè separare) la posizione di Guido M., 34enne di Mondragone. Questo significa che il suo procedimento proseguirà in maniera autonoma, probabilmente perché le esigenze processuali o elementi specifici della sua posizione richiedono un approfondimento separato.
Migliore era considerato uno dei soggetti chiave perché, secondo gli inquirenti, il cellulare e la sim sarebbero stati in uso a lui o comunque nella sua disponibilità (nascosti nell’orologio). Lo stralcio non cancella le accuse, ma permette al processo principale di andare avanti più velocemente con gli altri otto. Il procedimento tornerà in aula a settembre, quando si entrerà nel vivo della discussione, con le arringhe difensive e la possibile decisione del giudice.
Il collegio difensivo e le garanzie processuali
A difendere gli imputati opera un collegio di avvocati di esperienza: tra loro figurano professionisti come Antonio Morgillo, Ventriglia Prisca, Giuseppe Stellato, Erica Cantiello, Nello Sgambato, Massimo Trigari, Maria Francesca Cavaliere e Francesco Lavanga. La presenza di un’équipe articolata garantisce che ogni posizione venga esaminata con attenzione, nel rispetto del contraddittorio.
Perché questi processi si ripetono spesso nei carceri italiani?
Il fenomeno dei cellulari in carcere è purtroppo strutturale. Nonostante i metal detector, le perquisizioni continue e i jammer (disturbatori di segnale) in alcune sezioni, i dispositivi – sempre più piccoli e sofisticati – entrano lo stesso. Micro-cellulari tipo “L8 Star” o simili sono facili da occultare in oggetti comuni come orologi, scarpe, saponi o addirittura nel corpo.
Le statistiche del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) mostrano che ogni anno vengono sequestrati migliaia di telefoni e sim card. Le motivazioni dei detenuti sono varie:
- Mantenere contatti familiari (la più “umana”)
- Continuare attività economiche o criminali dall’interno
- Organizzare difese processuali parallele
Nel caso del carcere Francesco Uccella, che ha ospitato anche detenuti di alto profilo, il controllo è particolarmente delicato. Il reparto Volturno, dove è avvenuto il rinvenimento, è una sezione ordinaria ma soggetta a frequenti perquisizioni.

casertanews.it Nuova aula bunker del tribunale
Prossimi passi del processo e cosa aspettarsi a settembre
A settembre il dibattimento entrerà nella fase più sostanziale:
- Eventuali testimonianze della Polizia Penitenziaria che ha effettuato la perquisizione
- Analisi del contenuto del telefono (se recuperato) e delle chiamate effettuate
- Argomentazioni della difesa su eventuali vizi di forma o mancanza di prove individualizzanti
Il giudice Marina Napolitano, monocratica, dovrà valutare se le prove raccolte siano sufficienti per affermare la responsabilità di ciascun imputato o se prevalgano dubbi che portino ad assoluzioni (come accaduto in altri filoni simili recenti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere).
Fino a sentenza definitiva vale sempre la presunzione di innocenza: nessuno degli imputati può essere considerato colpevole solo perché compare in un processo.
FAQ – Domande frequenti
1. Cosa rischia chi usa un cellulare in carcere? Pene che possono arrivare fino a 2 anni di reclusione, oltre a possibili aggravanti se il telefono serve per commettere altri reati.
2. Perché la sim era nascosta in un orologio? È un metodo comune per occultare oggetti piccoli e sfuggire ai normali controlli.
3. Il processo riguarda solo Boscoreale? No, ma tre imputati sono originari di Boscoreale, per questo la notizia ha rilevanza territoriale.
4. Quando si torna in aula? Nel mese di settembre 2026, per la discussione nel merito.
5. Tutti gli imputati sono di Boscoreale? No, solo tre su otto; gli altri provengono da Capodrise, Napoli e Torre Annunziata.



