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Crollo palazzo a Torre Annunziata, omicidio prescritto. Mazzella in Senato: “Il tempo non diventi luogo dell’impunità”

Signor Presidente,
Onorevoli Senatrici e Senatori,

il 7 luglio 2017, a Torre Annunziata, in via Rampa Nunziante, una palazzina è crollata in pochi secondi.
Sotto quelle macerie persero la vita otto persone: Giacomo Cuccurullo, Adele, Marco, Giuseppina Aprea, Pasquale e Anna Guida, e i piccoli Francesca e Salvatore. Non crollò soltanto un edificio: crollò la serenità di una comunità intera.

Dopo nove anni di attesa, la decisione della Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di omicidio colposo. Le responsabilità erano state accertate nei precedenti gradi di giudizio, ma il tempo ha impedito che quelle colpe potessero tradursi in una pena definitiva. Nessuno sconterà il carcere per quelle otto vite spezzate.

Parlo oggi dalla parte delle famiglie.

Dalla parte di chi ha contato le udienze una ad una.
Dalla parte di chi ha atteso una parola definitiva che potesse dare almeno un senso istituzionale al proprio dolore.
Dalla parte di chi oggi si sente smarrito, deluso, ferito una seconda volta.

Non è questa la sede per commentare una sentenza, che va rispettata. Ma è questa la sede per interrogarci. Perché quando la verità processuale accerta le colpe e la giustizia non riesce più a punirle, il messaggio che arriva ai cittadini è devastante.

La prescrizione non è solo un termine giuridico. Per chi ha perso un figlio, un marito, una sorella, è la sensazione che il tempo abbia cancellato la responsabilità. È l’idea che nove anni di attesa si siano dissolti in una questione tecnica. E questo, umanamente, è difficile da accettare.

Non possiamo ignorare il grido di chi dice: “Non ci sentiamo rappresentati dalla giustizia”. Non possiamo limitarci a constatare che i tempi sono lunghi. Perché se i tempi diventano così lunghi da impedire la pena, allora come Istituzioni abbiamo il dovere di riflettere con onestà su ciò che non funziona.

La giustizia non è vendetta. Ma non può nemmeno essere resa al calendario.

Alle famiglie di Torre Annunziata dobbiamo dire che lo Stato c’è. Che il loro dolore non è un fatto privato. Che la loro attesa merita rispetto. E che questa vicenda ci impone una riflessione seria sui tempi della giustizia, perché nessuna comunità debba più vivere la sensazione che la responsabilità si dissolva con il passare degli anni.

Otto vite, tra cui due bambini, chiedono memoria.
Le loro famiglie chiedono giustizia.

E noi abbiamo il dovere di fare in modo che il tempo non diventi mai più il luogo dell’impunità.

Sen. Orfeo Mazzella
Vicepresidente X Commissione Permanente del Senato

Redazione BNItalia
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