giovedì, Marzo 12, 2026

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Diabete: primo trapianto di cellule pancreatiche senza immunosoppressori

Un paziente riceve isole pancreatiche geneticamente modificate: niente rigetto e insulina prodotta naturalmente. Studio svedese apre la strada a una nuova frontiera nella cura del diabete.

Per la prima volta nella storia della medicina, un paziente con diabete di tipo 1 ha ricevuto un trapianto di isole pancreatiche senza dover ricorrere a farmaci immunosoppressivi e senza incorrere in episodi di rigetto. Un passo storico, reso possibile da una tecnologia genetica avanzata e da un’innovativa procedura sperimentale messa a punto dai ricercatori dell’Università di Uppsala, in Svezia.

I risultati dell’intervento sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine, suscitando grande interesse nella comunità medico-scientifica internazionale.


Cosa è successo: le cellule UP421 e la svolta del gene editing

Il trapianto ha coinvolto l’uso di cellule pancreatiche ottenute da un donatore, successivamente modificate geneticamente con la tecnologia di editing genomico CRISPR-Cas9. L’obiettivo? Rendere queste cellule invisibili al sistema immunitario del paziente, evitando così la risposta di rigetto che normalmente rende necessario l’uso di farmaci immunosoppressivi.

Queste cellule, denominate UP421, sono state impiantate nell’avambraccio del paziente, non nel pancreas, come spesso avviene nelle procedure convenzionali. Lo scopo non era ancora terapeutico, ma sperimentale e di prova di principio: verificare se le cellule potessero sopravvivere, funzionare e produrre insulina senza l’uso di immunosoppressori.


I risultati: produzione di insulina e sopravvivenza cellulare a 12 settimane

A distanza di 12 settimane dal trapianto, i ricercatori hanno constatato che le cellule trapiantate erano ancora vive e vitali. Ma soprattutto, secernavano insulina, il che dimostra che l’intervento ha ottenuto gli effetti desiderati: attivazione metabolica e tolleranza immunitaria senza l’uso di farmaci.


Cautela ma ottimismo: il parere degli esperti italiani

Secondo il professor Lorenzo Piemonti, primario di Medicina Rigenerativa e Trapianti all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, si tratta di un passo estremamente importante:

“È una prova di principio, non ancora una terapia efficace. La quantità di cellule trapiantate era bassa e i livelli di insulina prodotti sono minimi. Tuttavia, è la prima volta che abbiamo evidenza che cellule pancreatiche geneticamente modificate possono sopravvivere nell’uomo senza immunosoppressione.”

Un entusiasmo condiviso anche dalla professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, che sottolinea:

“Se questo approccio verrà confermato, potrebbe rivoluzionare l’intero paradigma terapeutico del diabete di tipo 1, rendendo i trapianti una possibilità concreta per più pazienti, senza i rischi dell’immunosoppressione e con la prospettiva di eliminare le iniezioni quotidiane di insulina.”


Prospettive future: trapianti senza farmaci per il diabete?

Questo studio apre le porte a una nuova era nella cura del diabete, in cui il trapianto di cellule pancreatiche geneticamente modificate potrebbe diventare una terapia sicura ed efficace, migliorando significativamente la qualità della vita di milioni di pazienti nel mondo.

Sebbene i risultati siano ancora preliminari, la tecnologia CRISPR e la possibilità di ingegnerizzare le cellule per sfuggire al sistema immunitario rappresentano una svolta non solo per il trattamento del diabete, ma anche per molte altre patologie autoimmuni e croniche.

Redazione BNItalia
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