giovedì, Marzo 12, 2026

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Il Parlamento dei Cortigiani dei Capi

Non è una riforma. È uno spostamento di potere. E riguarda tutti noi

A cura dell’avvocato Guglielmo Scarlato

Non sta cambiando una legge.Sta cambiando l’equilibrio della Repubblica.Non stanno ritoccando un meccanismo tecnico.Stanno intervenendo sul rapporto tra il popolo e il potere.Dopo anni in cui l’Associazione Vincenzo Scarlato — ed io come sua modesta espressione — si è mobilitata contro le liste bloccate, promuovendo mozioni nei Consigli comunali a difesa dellarappresentatività territoriale e della sovranità popolare sancita dalla Costituzione, oggi si propone una legge elettorale che elimina anche l’ultimo residuo di voto diretto rappresentato dai collegiuninominali — già compressi dal trascinamento delle liste bloccate e dal divieto di voto disgiunto — per consegnarci un sistema interamente fondato su liste bloccate, con un premio di maggioranza capace di trasformare il 40% dei voti nel 55% dei seggi.Una maggioranza artificiale.Una maggioranza di nominati.Un Parlamento composto da cortigiani dei capi.Ma il punto è ancora più radicale: l’esecutivo non si limita a controllare la maggioranzaparlamentare. Con le liste bloccate sceglie, uno per uno, i membri di quella maggioranza. Non lacontrolla: la possiede.E quando le Camere sono fatte di nominati, il Parlamento perde autonomia reale e diventaproiezione del Governo.Si sta costruendo, così, un’egemonia dell’esecutivo sugli altri poteri dello Stato.Con quella maggioranza si nomineranno cinque giudici della Corte Costituzionale.Si voterà una lista ristretta — anch’essa bloccata — composta da nomi di stretta osservanza, dalla quale verranno estratti a sorte i componenti di provenienza parlamentare dei due CSM e dell’AltaCorte disciplinare dei magistrati, qualora dovesse prevalere il sì al referendum sulla giustizia.Si eleggerà al quarto scrutinio il Presidente della Repubblica.E il Presidente della Repubblica, a sua volta, nominerà altri cinque giudici costituzionali, nominerà tre membri dell’Alta Corte disciplinare dei magistrati (se passerà il sì al referendum) e presiederà i due CSM.Quanto ai membri dei CSM e dell’Alta Corte disciplinare estratti a sorte dall’intera platea dei magistrati, saranno monadi isolate, spaesate, strutturalmente deboli al cospetto di un monobloccocoriaceo e politicamente omogeneo.Da una parte magistrati sorteggiati senza rete, senza coordinamento. Dall’altra un blocco compatto, formato attraverso un’estrazione solo formalmente neutra, ma in realtà incanalata dentro una lista ristretta predeterminata dal Parlamento, composta da figure selezionate per affidabilità politica. Non un equilibrio.Una sproporzione.Il potere legislativo viene addomesticato attraverso la selezione dall’alto dei parlamentari.Il potere giudiziario viene messo sotto briglia.E la prospettiva di ulteriori briglie, in questo clima, non è improbabile: è concreta. Si è già ventilatal’ipotesi di sottrarre la polizia giudiziaria alla conduzione del pubblico ministero — prospettivaevocata anche dall’attuale ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani.Quando l’esecutivo sceglie i parlamentari, orienta gli organi di garanzia e incide sull’autogoverno della magistratura, il sistema dei pesi e contrappesi si svuota dall’interno.Ricordiamoci da dove veniamo.La Costituzione repubblicana fu approvata dall’Assemblea Costituente con l’88% dei voti. L’Assemblea fu eletta il 2 giugno 1946 con una partecipazione vicina al 90%, con un sistema proporzionale puro che garantì la rappresentanza di tutte le culture politiche della Repubblica antifascista.Quelle erano maggioranze effettive.Maggioranze che esprimevano quasi l’intero corpo elettorale.Oggi le maggioranze parlamentari sono espresse in un contesto in cui la partecipazione al voto è scesa sotto il 50 per cento. Non sono maggioranze del popolo. Sono la maggioranza di quella parte di elettorato che ancora resiste alla tentazione del disimpegno, al cospetto della delusione e della sfiducia.E su quella base ristretta si pretende di ridisegnare l’equilibrio costituzionale.Piero Calamandrei ci ha ricordato:«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati».E ancora: la Costituzione è il «testamento di centomila morti» caduti per la libertà.Nel 2016 ho votato No al referendum costituzionale promosso da Matteo Renzi.Oggi voterò di nuovo No.È la mia linea di resistenza, chiara e coerente.No alla deformazione progressiva dell’impianto originario della Costituzione.No alla concentrazione del potere nelle mani dell’esecutivo.No ai partiti cesaristici della cosiddetta terza Repubblica.No a una casta che si proclama riformatrice mentre consolida il proprio dominio.Ma la resistenza non è solo un voto.È azione civica.Nel mio profilo Facebook è pubblicato un modello di mozione contro le liste bloccate. Invito i Consigli comunali a prenderlo, adattarlo al proprio Comune, discuterlo, approvarlo e inviarlo allaPresidenza del Consiglio, alle Presidenze di Camera e Senato.Facciamo parlare i territori.Facciamo sentire le istituzioni di prossimità.Questa deve essere la nostra linea di resistenza civica.Non lasciamoci sottrarre il lascito di centomila morti.Non aspettiamoci liberatori.I liberatori non esistono.Esistono uomini e donne che si liberano.

Redazione BNItalia
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