mercoledì, Febbraio 18, 2026

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La Costituzione sa ancora difendersi dalle insidie

L’intervento dell’avvocato Guglielmo Scarlato

La pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità di sette punti della legge sulla cosiddetta “autonomia differenziata“ ha dimostrato come l’impianto di cui la
Costituzione si è dotata per difendersi dalle insidie apprestate dal Legislatore ordinario funziona ancora perfettamente.

E tuttavia non bastano i presidi di costituzionalità per tutelare i principi ispiratori della nostra democrazia parlamentare. Quando la rappresentatività di Camera e Senato è compromessa attraverso sottili alchimie può non scattare la tagliola dell’incostituzionalità.

Temo che questo possa riguardare il sistema delle “ liste bloccate “ con cui il cittadino viene espropriato del proprio diritto di scegliersi il parlamentare. I partiti, grazie all’elezione garantita dalla posizione di vertice occupata in lista, sono ormai i veri artefici della composizione di gran parte del Parlamento.

E ciò in barba al principio di rappresentatività del Parlamento, che la Corte Costituzionale ha affermato prevalga sul principio di governabilità (cfr. sentenza Corte Costituzionale n. 01 del 2014).

Non di meno, un voto popolare v’è comunque, non foss’altro che per il candidato nel collegio uninominale. E’ vero che non è ammesso il voto disgiunto e che, pertanto, votando la lista
bloccata si vota automaticamente per il candidato ad essa apparentato nel collegio uninominale.

Non si ha, però, alcuna certezza che questa non trascurabile limitazione della scelta dell’elettore abbia già i tratti dell’illegittimità costituzionale. Ecco perché la vera, indifferibile risposta deve
essere un dissenso popolare fermo e intransigente.

Vi prego, allora, di usare tutti i mezzi a vostra disposizione per dissentire dalle liste bloccate. I social media sono un ottimo strumento. In alternativa inviate una mail ai gruppi parlamentari, scrivete ai giornali e, se siete consiglieri comunali, promuovete ordini del giorno del vostro consiglio comunale con cui stimolare il
Parlamento a intervenire su di una legge che compromette il rapporto tra elettore ed eletto e rende il parlamentare non più rappresentante dei territori, ma cortigiano del capopartito che lo ha messo in lista in posizione utile per l’elezione.

Insomma, ricorrete alla vostra fantasia e trovate il modo per rendere acuto il vostro grido di dissenso. Per quanto vogliano girarsi dall’altra parte, finiranno per sentire.

Avv. Guglielmo Scarlato

Redazione BNItalia
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