mercoledì, Febbraio 18, 2026

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Max Dowman, 15 anni è già storia. E l’Italia non ha coraggio

La notizia si è presto trasformata in simbolo: Max Dowman, talento dell’Arsenal, è diventato il più giovane giocatore di sempre a scendere in campo nella Champions League. All’età di soli 15 anni e 308 giorni, il centrocampista inglese è entrato al 72ᵗʰ minuto nel successo di 3-0 contro lo Slavia Prague.

«Il primo pallone che tocca lo dribbla, attacca, conquista fallo. È personalità, è coraggio — ha spiegato il tecnico Mikel Arteta — e non puoi insegnarlo».

Quello che ha fatto l’Arsenal — lanciando un ragazzino praticamente ancora scuola media sul palcoscenico più prestigioso del calcio europeo — è un vero e proprio atto di coraggio e fiducia nel giovane. Un segnale potentissimo: se ci credi davvero, non esiti a schierare un 15enne in Champions. E quel ragazzino risponde con dribbling, temperamento e la tranquillità di chi è abituato a sprintare davanti a difensori adulti.

Ma mentre a Londra si scrive un capitolo che resterà nella storia, in Italia il binario delle giovani promesse sembra bloccato. I nostri club — soprattutto quelli medio-piccoli o formati per dare visibilità ai giovani — faticano a far scattare con continuità l’acceleratore. Le lamentele? Tante: poca pazienza, molta paura dell’errore, troppa fretta di vincere ad ogni costo. E così il talento rischia di rimanere a carburare a mezze marce.

Prendi la Juventus, il Milan o la Roma: tutti investono sui giovani ma poi preferiscono esperti “garantiti” nei momenti decisivi. Il risultato? I vari “under 19” si ritrovano in panchina o in prestito eternamente. In Spagna, Germania o Inghilterra, succede il contrario: se sei bravo, vieni proposto. E il caso Dowman è la prova tangibile che può funzionare.

Nel nostro sistema, invece, «i ragazzi pagano il tempo che non viene dato loro», come spesso denuncia chi lavora nei vivai. E così si perde non solo il singolo talento, ma quel “motore” che alimenta l’intero movimento: meno rischi, meno giocatori nuovi, meno identità. Mentre l’Arsenal può permettersi un 15enne in Champions, da noi ci si lamenta di “mancanza di preparazione” o “troppa pressione” e si rinvia tutto.

Dowman ha messo un cartello: non è l’anno, non è l’età, è la capacità di essere pronti. E lui lo è stato. Ai club italiani il messaggio è chiaro: se hai pazienza e coraggio, puoi cambiare le cose. Altrimenti, rischi che il talento resti “potenziale” invece di diventare “presente”.

In definitiva, applaudiamo il ragazzo inglese e la scelta dell’Arsenal, e usiamo questo episodio come campanello d’allarme: il sistema italiano deve svegliarsi e dare più spazio ai giovani. Altro che “troppo presto” o “non è il momento”: il momento, come Dowman insegna, si crea giocando.

Redazione BNItalia
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