Omicidio Morione, chiesto l’ergastolo per i 4 imputati: “Delitto brutale per pochi soldi”. Requisitoria di oltre sei ore per i pm Ambrosino e Moccia. “Agirono con spregiudicatezza, senza pietà”. In aula la famiglia del commerciante di Torre Annunziata. Un silenzio carico di dolore, interrotto solo dalla voce dei magistrati.
“Hanno agito con spregiudicatezza e senza pietà. Per loro chiediamo il carcere a vita.”
Così i pm Andreana Ambrosino e Giuliana Moccia hanno chiesto l’ergastolo per i quattro uomini accusati dell’omicidio di Antonio Morione, il commerciante di Torre Annunziata ucciso nella notte del 23 dicembre 2021 nella sua pescheria di Boscoreale.
“Un minuto per distruggere una vita e una famiglia”
Un minuto. Tanto è bastato per cancellare la vita di un uomo, spegnere una famiglia e gettare nello sconforto due intere comunità.
Secondo la ricostruzione della Procura, Giuseppe Vangone, Luigi Di Napoli, Francesco Acunzo e Angelo Palumbo entrarono armati nella pescheria dei fratelli Morione per una rapina. In pochi secondi, la violenza esplose: Antonio cercò di difendersi e venne colpito mortalmente.
“Un delitto brutale, un’azione senza controllo né remore morali”, hanno detto i magistrati nel corso della requisitoria fiume, durata oltre sei ore, durante la quale sono stati proiettati video, fotografie e intercettazioni.
Slide dopo slide, il pubblico ministero ha ricostruito ogni spostamento della banda, le auto utilizzate, i vestiti indossati, le parole catturate dalle microspie: un mosaico di prove che, secondo l’accusa, delinea con precisione ruoli e responsabilità.
Le prove e il dolore in aula
In aula sono stati mostrati persino gli indumenti dei killer — giubbotti, passamontagna, scarpe — a rendere ancora più tangibile la ferocia di quella notte.
A pochi metri, la famiglia di Antonio Morione ha seguito tutto in silenzio. Occhi fissi, mani intrecciate, volti che raccontano un dolore che non ha bisogno di parole.
“Ci fidiamo della giustizia, ma niente ci restituirà Antonio”, aveva detto nei mesi scorsi uno dei fratelli della vittima. Oggi quella speranza si rinnova, ma pesa come una condanna anche per chi resta.
In attesa della sentenza
Dopo la richiesta dell’accusa, la parola passerà ora alle difese, prima della sentenza di primo grado, attesa per le prossime settimane.
Un passaggio decisivo in un processo che, per Torre Annunziata e Boscoreale, rappresenta molto più di un giudizio penale: è il bisogno di vedere riconosciuta la verità, di dare un nome e un senso alla morte di un uomo perbene, ucciso mentre lavorava.



