Scarlato: contesto il nuovo assetto del Cdm e l’indebolimento dell’autonomia delle toghe
Cacciatore: la terzietà del giudice è una garanzia per i cittadini a processo
L’incontro
Informarsi, discutere e decidere. Tre passaggi essenziali per affrontare il referendum sulla riforma della giustizia al centro dell’incontro organizzato ieri presso la Sala Moka di Salerno dall’Associazione civica Ottantaquattrocento, presieduta da Mariarosaria Vitiello.
Ad aprire il dibattito, che ha visto confrontarsi due penalisti – l’avvocato Cecchino Cacciatore per il sì e l’avvocato Guglielmo Scarlato per il no – è stato Gianfranco Valiante, che ha spiegato l’obiettivo dell’iniziativa: chiarire ai cittadini una materia complessa e favorire un voto consapevole.
Le argomentazioni (NO)
«Non faccio parte di alcun comitato – ha esordito l’avvocato Scarlato – ma porto avanti questa battaglia a titolo personale perché sono contrario al progetto politico che è alla base della riforma».
Secondo Scarlato, il nodo centrale è il rischio di indebolire l’autonomia della magistratura: la separazione delle carriere va letta nel contesto più ampio dei cambiamenti istituzionali.
Il penalista ha ricordato le radici della Costituzione italiana, nata dalla sintesi delle grandi culture politiche e approvata con larghissimo consenso:
«Le Costituzioni non servono a chi vince ma a chi perde», ha ribadito, sottolineando come la separazione delle carriere potrebbe alterare gli equilibri istituzionali.
Le argomentazioni (SÌ)
Di segno opposto l’intervento dell’avvocato Cacciatore, che ha illustrato le ragioni del sì.
«Non sono un veggente e non posso guardare nel futuro – ha premesso – ma sono un avvocato di libertà e considero questa battaglia un impegno per un riformismo liberale».
Per Cacciatore il punto centrale riguarda la fiducia dei cittadini nel processo penale.
Il processo rappresenta il luogo in cui lo Stato esercita il massimo del proprio potere nei confronti del cittadino: il potere punitivo che incide direttamente sulla libertà personale. Per questo è necessario rafforzare le garanzie di terzietà del giudice.
«In una democrazia la garanzia fondamentale è che il giudice sia percepito come terzo rispetto alle parti», ha spiegato.
Cacciatore ha insistito sulla distinzione tra imparzialità soggettiva e imparzialità oggettiva: la prima riguarda lo stato interiore del giudice, la seconda deriva dalla struttura dell’ordinamento e dalla posizione degli organi nel sistema.
Secondo il penalista, la separazione delle carriere rappresenterebbe un passo verso un processo più coerente con il principio del contraddittorio e della parità tra accusa e difesa.
«Ogni riforma può essere migliorata – ha concluso – ma questa riguarda il modello di giustizia che vogliamo consegnare ai cittadini».













