Rottamazione, si scatena la bufera contro il Governo. Un erario “finanziatore dei morosi”, più nero nel mercato degli affitti, troppi italiani che non riescono a curarsi con liste di attesa ancora eccessivamente lunghe, giovani imprese a rischio: Istat, Banca d’Italia, Corte dei Conti, Ufficio parlamentare del Bilancio sfilano in Parlamento e puntano il dito su alcune delle misure cardine della manovra. Riconoscono al governo di andare avanti nel segno della “prudenza” salvaguardando una oculata gestione dei conti pubblici ma allo stesso tempo non lesinano critiche. Unica voce fuori dal coro quella del Cnel guidato da Renato Brunetta che definisce semplicemente la manovra un “esercizio di equilibrio”.
Sulla Rottamazione la sfida tra valutazioni e decisioni
Sono tutti pareri tecnici, di chi deve “valutare” come sostiene il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e non “decidere”, ma resta che i contrappunti messi per iscritto dagli attori istituzionali davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sono stati spesso concordanti. L’evasione fiscale “danneggia la crescita e produce iniquità, sfavorendo le imprese e i cittadini onesti”, avverte ancora una volta Palazzo Koch. E non è certo una nuova, ennesima rottamazione, che possa aiutare a “recuperare gettito”. Anzi, numeri alla mano, fanno di conto gli esperti di Banca d’Italia, l’ulteriore definizione agevolata comporta “una perdita di gettito di 1,5 miliardi nel 2026 e 0,5 miliardi in media nei due anni successivi”. Bankitalia esprime dubbi anche sull’iperammortamento: “le imprese più giovani, in forte crescita, potrebbero essere più penalizzate”.
Magistrati contabili non convinti
La rottamazione non convince neanche i magistrati contabili: il “perimetro limitato” dell’intervento rispetto alle versioni precedenti è insufficiente – sostengono – a mettere al riparo da rischi la compliance fiscale. Eppure proprio la lealtà nei confronti del fisco è uno strumento chiave per rafforzare le casse dello Stato: solo nel 2024, ha infatti evidenziato il direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone, il rispetto degli adempimenti fiscali ha garantito “ben 4,5 miliardi di euro, una cifra pari al 20% di tutto il recupero ordinario dell’Agenzia”. La “propensione a evadere sta diminuendo”, riconosce l’Ufficio parlamentare del bilancio ma sul tavolo le cifre sono ancora monstre: “circa 100 miliardi nel 2022 e il disegno di legge di bilancio interviene solo marginalmente sul fenomeno”, afferma la presidente Lilia Cavallari.
Il problema del sommerso
Il sommerso resta dunque un problema gigantesco e per la Corte dei Conti vi sono altre scelte che rischiano di farlo aumentare: sotto accusa finisce, ad esempio, la tanto dibattuta norma sugli affitti brevi. L’incremento dell’aliquota della cedolare secca dal 21% al 26% – seppure solo per chi affitta tramite le piattaforme – “potrebbe incentivare il fenomeno delle locazioni brevi non dichiarate”, è l’alert. Sempre guardando al fisco a non convincere è anche la riforma dell’Isee: secondo i calcoli dell’Istat “le modifiche comportano un beneficio medio annuo di 145 euro per circa 2,3 milioni di famiglie”, vale a dire “l’8,6% delle famiglie residenti”.
Statistiche drammatiche, rottamazione indispensabile?
L’Istituto nazionale di statistica però è sulla sanità che invita a fare una riflessione: lo scorso anno, quasi il 10% delle persone “ha dichiarato di aver rinunciato a curarsi”. I tempi delle liste di attesa troppo lungi, difficoltà economiche” e “scomodità delle strutture sanitarie”, sono le ragioni principali. “E’ una emergenza vera e il governo non dà risposte. Faremo una battaglia su questo”, annuncia la segretaria del Pd Elly Schlein. Giudizi, quelli dei Dem, respinti al mittente: il finanziamento del sistema sanitario è in aumento, sostiene il centrodestra che riversa sugli avversari l’accusa di non aver fatto abbastanza quando sedevano ai banchi del governo.



