Se avesse vinto la Monarchia: come sarebbe oggi l’Italia? La storia alternativa più credibile tra economia, politica e Casa Savoia. Se avesse vinto la Monarchia nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946, l’Italia sarebbe oggi un Paese molto diverso da quello che conosciamo. Non necessariamente migliore o peggiore, ma certamente con istituzioni, simboli, dinamiche politiche e perfino un’identità nazionale differenti.
A quasi ottant’anni da quel voto che sancì la nascita della Repubblica Italiana, storici, economisti e analisti politici continuano a interrogarsi su uno degli scenari controfattuali più affascinanti della storia contemporanea italiana.
Il referendum del 1946: la scelta che cambiò l’Italia
Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica.
La Repubblica ottenne circa 12,7 milioni di voti contro gli 10,7 milioni della Monarchia. Uno scarto di poco superiore a due milioni di preferenze che cambiò definitivamente il destino del Paese.
Ma cosa sarebbe accaduto se il risultato fosse stato opposto?
Se avesse vinto la Monarchia: l’Italia sarebbe una monarchia parlamentare
L’ipotesi più realistica è che l’Italia avrebbe seguito il modello delle grandi monarchie europee.
Oggi avremmo probabilmente una struttura simile a:
- Regno Unito
- Spagna
- Belgio
- Paesi Bassi
- Danimarca
- Svezia
- Norvegia
Il re non governerebbe direttamente.
Il potere esecutivo resterebbe nelle mani del Parlamento e del Governo, mentre il Sovrano rappresenterebbe l’unità nazionale.
Un ruolo molto simile a quello svolto oggi da Carlo III nel Regno Unito o da Felipe VI in Spagna.
Chi sarebbe oggi il Re d’Italia?
Se avesse vinto la Monarchia nel referendum del 1946 e la successione dinastica fosse proseguita senza interruzioni, oggi sul trono d’Italia siederebbe con ogni probabilità Emanuele Filiberto di Savoia, nipote dell’ultimo re d’Italia, Umberto II.
Dopo la morte di Umberto II nel 1983, la successione sarebbe passata a Vittorio Emanuele di Savoia e, successivamente, a Emanuele Filiberto. In questo scenario, l’attuale principe sarebbe diventato il sovrano costituzionale del Paese, assumendo un ruolo simile a quello svolto da Re Carlo III nel Regno Unito o da Re Felipe VI in Spagna.
Il suo compito non sarebbe stato quello di governare, ma di rappresentare l’unità nazionale, firmare formalmente le leggi approvate dal Parlamento, conferire incarichi istituzionali e svolgere funzioni diplomatiche e cerimoniali.
Come sarebbe stato il regno di Emanuele Filiberto?
È impossibile stabilirlo con certezza, ma alcuni elementi consentono di formulare ipotesi realistiche. Cresciuto in un contesto internazionale tra Svizzera, Francia e Italia, Emanuele Filiberto avrebbe probabilmente cercato di modernizzare l’immagine della Corona, seguendo il modello delle monarchie europee contemporanee.
La famiglia reale avrebbe potuto diventare uno strumento di promozione internazionale del Made in Italy, del turismo e della cultura nazionale, con eventi ufficiali, visite di Stato e celebrazioni capaci di attrarre attenzione mediatica e investimenti.
Come accade nelle moderne monarchie parlamentari, il successo del sovrano sarebbe dipeso soprattutto dalla capacità di mantenersi super partes, evitando il coinvolgimento diretto nelle dinamiche politiche quotidiane.
Se avesse vinto la Monarchia: un’Italia con un Re e non con un Presidente
In questa Italia alternativa, invece di Presidenti della Repubblica come Luigi Einaudi, Sandro Pertini, Carlo Azeglio Ciampi o Sergio Mattarella, il Paese avrebbe avuto una continuità dinastica rappresentata da Casa Savoia.
Dopo Vittorio Emanuele III e Umberto II, il percorso più probabile avrebbe portato oggi al regno di Emanuele Filiberto di Savoia, figura simbolica dello Stato e rappresentante della nazione nel mondo.
Naturalmente si tratta di una ricostruzione storica plausibile e non di una certezza assoluta: la storia, soprattutto quella che non è mai avvenuta, è fatta di variabili, crisi, successioni e cambiamenti che avrebbero potuto modificare il percorso della monarchia italiana. Tuttavia, secondo la linea dinastica più accreditata, se avesse vinto la Monarchia, oggi Emanuele Filiberto sarebbe probabilmente Re d’Italia.
L’economia italiana sarebbe stata diversa?
Qui occorre distinguere tra mito e realtà.
Molti sostengono che la Monarchia avrebbe garantito maggiore stabilità economica. In realtà la crescita italiana del dopoguerra dipese soprattutto da:
- Piano Marshall
- industrializzazione
- ingresso nella NATO
- Comunità Economica Europea
- boom manifatturiero degli anni ’50 e ’60
Per questo motivo il cosiddetto “miracolo economico italiano” si sarebbe probabilmente verificato comunque.
Tuttavia una Monarchia costituzionale avrebbe potuto garantire una maggiore continuità istituzionale e forse ridurre alcune crisi politiche.
Meno Presidenti della Repubblica, più continuità
Dal 1946 a oggi l’Italia ha avuto:
- 12 Presidenti della Repubblica
- oltre 70 governi
In una monarchia parlamentare il Sovrano rappresenta una figura permanente.
Questo elemento avrebbe probabilmente ridotto alcuni conflitti istituzionali e fornito un punto di riferimento stabile durante:
- terrorismo degli anni di piombo
- Tangentopoli
- crisi finanziarie
- pandemia
- emergenze nazionali
L’Italia avrebbe avuto più turismo?
Molto probabilmente sì.
Le monarchie moderne generano un importante valore economico.
Basti pensare a:
- Londra con Buckingham Palace
- Madrid con il Palazzo Reale
- Amsterdam
- Copenaghen
Una famiglia reale italiana avrebbe rappresentato un potente strumento di promozione internazionale.
Le celebrazioni ufficiali, i matrimoni reali e gli eventi di Stato avrebbero attirato milioni di visitatori.
Se avesse vinto la Monarchia: il ruolo internazionale dell’Italia
L’Italia sarebbe comunque entrata:
- nella NATO
- nella Comunità Europea
- nell’Unione Europea
- nell’euro
La politica estera sarebbe cambiata poco.
Tuttavia una monarchia consolidata avrebbe potuto rafforzare l’immagine internazionale del Paese, soprattutto nei rapporti con le altre case reali europee.
La questione del fascismo
Questo rappresenta probabilmente il punto più delicato.
La Monarchia arrivò al referendum profondamente indebolita dal rapporto con il regime fascista.
Vittorio Emanuele III veniva considerato corresponsabile dell’ascesa di Benito Mussolini e della mancata opposizione alla dittatura.
Se la Monarchia avesse vinto, sarebbe stata costretta a un lungo processo di ricostruzione della propria immagine.
Probabilmente Umberto II, il “Re di Maggio”, avrebbe avviato una modernizzazione profonda della Corona, prendendo le distanze dal passato.
Come sarebbero oggi le istituzioni?
Lo schema più probabile sarebbe:
Re d’Italia
Capo dello Stato simbolico.
Presidente del Consiglio
Capo del Governo.
Parlamento
Camera e Senato.
Corte Costituzionale
Garanzia dell’equilibrio democratico.
In sostanza, la vita quotidiana degli italiani sarebbe molto simile a quella attuale.
Sarebbe cambiata l’identità nazionale?
Probabilmente sì.
La presenza di una Corona tende a creare simboli condivisi e continuità storica.
L’Italia avrebbe mantenuto un legame diretto con il Risorgimento, con Vittorio Emanuele II e con la nascita dello Stato unitario.
Molti eventi nazionali avrebbero assunto una dimensione cerimoniale più marcata.
Se avesse vinto la Monarchia: sarebbe stata un’Italia migliore?
Gli storici più prudenti rispondono di no.
Non esistono prove che la Monarchia avrebbe automaticamente garantito:
- maggiore crescita economica
- minore corruzione
- governi più efficienti
Esistono monarchie molto efficienti e monarchie meno efficienti, così come esistono repubbliche di successo e repubbliche problematiche.
La differenza principale sarebbe stata istituzionale e simbolica.
Italia come Spagna, Regno Unito e Belgio
Se avesse vinto la Monarchia, oggi l’Italia sarebbe probabilmente una moderna monarchia parlamentare europea, simile a Spagna, Regno Unito o Belgio.
L’economia non sarebbe stata radicalmente diversa, perché il miracolo economico e l’integrazione europea sarebbero comunque avvenuti. Sarebbero invece cambiati i simboli dello Stato, il ruolo del Capo dello Stato e parte dell’identità nazionale.
Avremmo avuto un Re al posto del Presidente della Repubblica, cerimonie reali al posto delle consultazioni presidenziali e forse una maggiore continuità istituzionale.
Ma una cosa sarebbe rimasta identica: le sfide dell’Italia. Perché i problemi e le opportunità di una nazione dipendono molto più dalla qualità della classe dirigente e delle scelte politiche che dalla forma istituzionale scelta dai cittadini.



