I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Napoli hanno posto i sigilli al cantiere navale Marina di Stabia srl, situato all’interno del porto turistico di Castellammare di Stabia (Napoli). L’area sequestrata misura circa 60.000 metri quadrati e ospita oltre 120 imbarcazioni, alcune di grosso cabotaggio.
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, rientra nell’ambito dell’attività “Rinascita Sarno”, finalizzata a rimuovere le cause di inquinamento del fiume Sarno, uno dei più inquinati d’Europa.
Cosa è successo: i reati contestati
Durante i controlli, eseguiti con il supporto tecnico dell’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), i militari hanno accertato gravi irregolarità:
- Scarico abusivo di reflui industriali direttamente nella pubblica fognatura (che confluisce nel fiume Sarno) e sul terreno.
- Assenza di autorizzazione unica ambientale (AUA) per l’attività di rimessaggio e manutenzione delle imbarcazioni.
- Gestione di rifiuti non autorizzata.
- Emissioni in atmosfera senza autorizzazione, dovute all’uso di solventi e vernici durante le operazioni di manutenzione.
- Manutenzione delle barche effettuata direttamente sul terreno, con dispersione di sostanze inquinanti (vernici, solventi, residui oleosi) che finivano in parte nella fognatura e in parte sul suolo.
Una delle criticità più gravi è che il cantiere si trova proprio in prossimità della foce del fiume Sarno, rendendo ancora più diretto il rischio di inquinamento del bacino idrico e del mare.
Il contesto: l’inquinamento cronico del fiume Sarno
Il fiume Sarno, che nasce tra i Monti Picentini e sfocia nel Golfo di Napoli tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, è storicamente uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Italia a causa di scarichi industriali, abusivi e civili non depurati.
L’operazione “Rinascita Sarno” della Procura Generale di Napoli punta proprio a individuare e bloccare tutte le fonti di inquinamento lungo il suo bacino. Il sequestro del cantiere Marina di Stabia rappresenta un nuovo, importante passo in questa direzione.
Cosa comporta il sequestro
Con il provvedimento di oggi (26 marzo 2026), l’intera area del cantiere è stata posta sotto sequestro preventivo. Questo significa che:
- L’attività di rimessaggio e manutenzione è immediatamente bloccata.
- Le 120 imbarcazioni presenti non possono essere spostate né sottoposte a interventi senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
- I titolari del cantiere sono indagati per i reati ambientali contestati (scarico abusivo, gestione illecita di rifiuti, emissioni senza autorizzazione).
Non si tratta di un sequestro definitivo, ma di una misura cautelare per impedire il protrarsi degli illeciti e permettere le indagini.
Reazioni e implicazioni
Il sequestro colpisce un’area importante del porto turistico di Castellammare, frequentato da imbarcazioni da diporto e yacht. Molti proprietari di barche potrebbero subire disagi per la manutenzione ordinaria.
Dal punto di vista ambientale, l’intervento dei Carabinieri del NOE e dell’ARPAC è fondamentale per tutelare il fiume Sarno, le sue acque e l’intero ecosistema del Golfo di Napoli.
Cosa dice la legge
In Italia, per attività come i cantieri navali che comportano uso di vernici, solventi e produzione di rifiuti speciali, è obbligatorio:
- Possedere l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA).
- Gestire correttamente i rifiuti pericolosi (vernici, residui di sabbiatura, oli).
- Trattare i reflui industriali prima dello scarico.
- Rispettare i limiti di emissione in atmosfera.
La violazione di queste norme configura reati penali puniti dal Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006) con ammende elevate e, nei casi più gravi, con l’arresto.
Cosa succederà ora
Nei prossimi giorni gli indagati potranno presentare istanza di dissequestro o ricorso al Tribunale del Riesame. Nel frattempo, la Procura di Torre Annunziata continuerà le indagini per accertare l’entità dell’inquinamento prodotto e individuare eventuali responsabilità.
L’obiettivo dell’operazione “Rinascita Sarno” resta chiaro: restituire al fiume e al territorio un ecosistema più sano, combattendo l’inquinamento alla radice.
Epatite A a Napoli e inquinamento del Sarno sono due facce della stessa medaglia: la tutela della salute pubblica e dell’ambiente in Campania passa anche dal controllo rigoroso delle attività produttive e di servizio.



