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Stadio Menti, la vicenda degli abusi punto per punto

Il caso dello stadio Menti di Castellammare di Stabia nasce da alcuni interventi che il Comune ritiene realizzati senza i necessari titoli e senza l’autorizzazione dell’ente proprietario. Una prima diffida, il sopralluogo del 10 settembre e poi il nuovo provvedimento: ecco la vicenda ricostruita punto per punto

Lo stadio Menti finisce al centro di una vicenda amministrativa che, inevitabilmente, ha acceso il dibattito a Castellammare di Stabia. Si parla di “abusi edilizi”, di lavori non autorizzati, di una diffida alla proprietà della Juve Stabia e persino di elementi considerati potenzialmente pericolosi per gli spettatori. Ma per comprendere realmente cosa stia accadendo bisogna separare gli atti amministrativi dalle interpretazioni e, soprattutto, ricostruire la sequenza degli eventi.

Il punto di partenza è uno: il Romeo Menti è uno stadio comunale, dunque un bene pubblico di proprietà del Comune di Castellammare di Stabia. La stessa Juve Stabia, nella scheda dedicata all’impianto, indica il Comune quale proprietario della struttura di via Cosenza 283.

Questo elemento è fondamentale perché significa che chi utilizza l’impianto non può modificarne liberamente strutture, locali o impianti come potrebbe fare il proprietario di un immobile privato. Ed è precisamente su questo terreno che nasce il caso.

Stadio Menti, da dove nasce il caso dei presunti abusi

Il documento al centro della vicenda è l’ordinanza dirigenziale numero 314 dell’11 settembre 2026, firmata dal dirigente del Settore VI – Area Urbanistica del Comune, ingegner Giovanni Miranda.

Secondo quanto riportato dalle testate locali che hanno ricostruito il contenuto del provvedimento, destinataria della nuova diffida è Domus srl, indicata negli atti come società proprietaria della S.S. Juve Stabia srl.

La contestazione riguarda alcune opere realizzate all’interno dello stadio Menti che, secondo gli accertamenti comunali, sarebbero state eseguite senza titolo abilitativo e senza la preventiva autorizzazione del Comune, proprietario dell’impianto.

È importante utilizzare correttamente il termine “presunti”: siamo di fronte a contestazioni contenute in atti amministrativi e non a una sentenza penale che abbia accertato responsabilità definitive.

La prima diffida del 4 settembre

La vicenda non sarebbe cominciata con l’ordinanza dell’11 settembre.

Secondo la ricostruzione degli atti pubblicata dalla stampa locale, il 4 settembre era già stata notificata una prima diffida, attraverso la quale veniva richiesto il ripristino dello stato dei luoghi entro il 9 settembre.

In sostanza, il Comune aveva già contestato alcune modifiche realizzate all’interno dell’impianto e aveva chiesto che venissero rimosse.

Il passaggio decisivo arriva però il giorno successivo alla scadenza.

Il sopralluogo del 10 settembre allo stadio Menti

Il 10 settembre i tecnici comunali effettuano un nuovo sopralluogo allo stadio Menti per verificare se quanto richiesto fosse stato eseguito.

Ed è qui che la situazione si complica.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza, il sopralluogo avrebbe rilevato che alcune delle opere contestate erano ancora presenti. Ma non soltanto: nell’area Hospitality sarebbero state riscontrate anche lavorazioni in prosecuzione nonostante la precedente diffida.

È questo accertamento a determinare il successivo provvedimento dell’11 settembre.

Cosa viene contestato nella Curva Ospiti

Uno degli aspetti più delicati riguarda la Curva Ospiti dello stadio Menti.

I tecnici avrebbero riscontrato la presenza di staffe metalliche, considerate un possibile elemento di rischio per la sicurezza del pubblico.

Il riferimento alla sicurezza rende naturalmente questa parte della vicenda particolarmente sensibile.

Occorre però essere precisi: le fonti disponibili parlano di un potenziale pericolo individuato dai tecnici comunali. Non significa automaticamente che l’intero settore ospiti sia stato dichiarato pericoloso o che l’intero stadio sia privo delle condizioni di sicurezza.

Sono concetti molto differenti e confonderli produrrebbe un allarme non supportato dagli atti disponibili.

I lavori contestati nell’area Hospitality

La seconda parte della questione riguarda l’area Hospitality.

Qui gli accertamenti comunali avrebbero individuato diversi interventi.

Tra questi viene segnalata la realizzazione di un nuovo vano attraverso un tramezzo, insieme ad alcuni lavori sull’impianto elettrico. Sarebbero stati installati quadri elettrici, una presa industriale destinata agli elettrodomestici e una linea dedicata all’alimentazione delle prese dei banchetti utilizzati per la stampa.

Durante gli accertamenti del 10 settembre sarebbero state inoltre rilevate ulteriori prese e la posa di una canalina destinata al passaggio dei cavi.

Il punto della contestazione, quindi, non è necessariamente la finalità delle opere.

Alcuni degli interventi descritti appaiono evidentemente collegati alla volontà di rendere più funzionali determinati spazi dello stadio Menti.

Il problema sollevato dal Comune è un altro: sarebbero stati realizzati senza il preventivo titolo e/o senza l’autorizzazione dell’ente proprietario.

Ed è una distinzione essenziale per capire l’intera vicenda.

Perché si parla di “abusi edilizi”

Quando sui giornali compare la definizione “abusi edilizi allo stadio Menti”, si rischia di immaginare immediatamente costruzioni di grandi dimensioni o interventi strutturali particolarmente invasivi.

Dalle contestazioni rese note emerge invece un quadro più articolato: si parla di un tramezzo, elementi metallici e interventi elettrici.

La questione giuridica non dipende però soltanto dalla grandezza dell’opera.

L’ordinanza richiama l’articolo 35 del D.P.R. 380/2001, il Testo unico dell’edilizia, relativo agli interventi abusivi realizzati su suoli o immobili appartenenti allo Stato o a enti pubblici.

Ed è proprio la natura pubblica dello stadio Menti a rendere centrale il rispetto delle procedure autorizzative.

Il principio alla base del provvedimento è quindi relativamente semplice: anche un intervento eseguito con l’intenzione di migliorare o rendere più funzionale una struttura pubblica deve essere preventivamente autorizzato quando la normativa lo richiede.

La nuova diffida: quindici giorni per ripristinare

Dopo quanto riscontrato il 10 settembre, il Comune ha quindi adottato una nuova diffida definita “non rinnovabile”.

Alla Domus srl vengono concessi 15 giorni dalla notifica per eliminare le opere contestate e ripristinare lo stato precedente dei luoghi.

E qui arriva il passaggio più importante per capire cosa potrebbe accadere.

Qualora il destinatario non ottemperasse alla disposizione entro il termine stabilito, il Comune potrebbe procedere direttamente alla rimozione e al ripristino, ponendo le relative spese a carico del responsabile dell’abuso.

Non siamo quindi davanti, almeno sulla base degli elementi pubblicamente disponibili, a un provvedimento che dispone la chiusura dello stadio Menti.

Siamo davanti a un procedimento amministrativo riguardante specifiche opere contestate all’interno dell’impianto.

Il paradosso: lavori per migliorare lo stadio ma senza autorizzazione

Ed è proprio qui che la vicenda diventa più complessa di quanto possa apparire leggendo soltanto la parola “abusi”.

Una diversa lettura pubblicata dalla stampa locale sottolinea infatti che la nuova proprietà della Juve Stabia avrebbe scelto di investire direttamente nello stadio Menti, sostenendo interventi finalizzati a rendere l’impianto più funzionale e accogliente.

Questo non rende automaticamente legittime opere eventualmente realizzate senza autorizzazione.

Ma permette di comprendere meglio il contesto.

La questione non sembra essere semplicemente quella di qualcuno che realizza lavori per appropriarsi o danneggiare un bene pubblico. Il cortocircuito nasce invece tra la volontà del privato di intervenire sulla struttura e l’obbligo dell’amministrazione di pretendere che qualsiasi intervento venga realizzato attraverso le procedure previste.

Sono due piani che possono essere contemporaneamente veri.

Si può voler migliorare lo stadio e, nello stesso tempo, essere tenuti a ottenere le autorizzazioni necessarie prima di farlo.

Il Comune oggi è amministrato dai commissari

C’è poi un altro elemento che aiuta a leggere il momento istituzionale.

Castellammare di Stabia è attualmente amministrata da una gestione commissariale. In questa fase, osserva una delle ricostruzioni locali della vicenda, i commissari sono chiamati essenzialmente ad applicare atti, norme e procedure, senza la discrezionalità politica propria di un’amministrazione eletta.

Questo rende ancora più importante la formalizzazione di ogni intervento sul patrimonio comunale.

Lo stadio Menti non è soltanto la casa della Juve Stabia. È un bene della città.

Ed è proprio questa doppia natura — impianto sportivo utilizzato da una società professionistica e contemporaneamente patrimonio pubblico — a creare la necessità di un rapporto estremamente chiaro tra club ed ente proprietario.

Non va confusa questa vicenda con le indagini sulla Juve Stabia

Un altro punto merita particolare attenzione.

La questione dei lavori allo stadio Menti non deve essere automaticamente sovrapposta alla diversa e molto più grave vicenda giudiziaria che ha interessato la Juve Stabia e il suo indotto.

Nel novembre 2025 il Ministero dell’Interno comunicò l’adozione da parte della Prefettura di Napoli di 11 interdittive antimafia nei confronti di imprese dell’indotto della Juve Stabia, dopo l’amministrazione giudiziaria disposta dal Tribunale di Napoli. Le attività investigative avevano riguardato il condizionamento della gestione economica del club da parte della criminalità organizzata e diversi servizi collegati alla società.

Quella è una vicenda distinta.

Le contestazioni attuali sul Menti riguardano invece opere che il Comune ritiene realizzate senza le necessarie autorizzazioni su un immobile pubblico.

Mettere automaticamente insieme le due questioni significherebbe creare un collegamento che gli atti disponibili non consentono di stabilire.

Cosa succede adesso allo stadio Menti

La scadenza dei quindici giorni diventa quindi il prossimo passaggio da osservare.

La società destinataria della diffida potrà ottemperare alle prescrizioni attraverso la rimozione delle opere contestate e il ripristino dei luoghi oppure assumere le iniziative amministrative e legali che riterrà opportune.

Soltanto gli atti successivi permetteranno di capire come si chiuderà la vicenda.

Al momento, quindi, parlare genericamente di “stadio Menti abusivo” sarebbe sbagliato.

Il Menti non è oggetto, sulla base delle notizie disponibili, di una contestazione complessiva sulla propria esistenza o agibilità. Il procedimento riguarda determinate opere eseguite al suo interno che il Comune considera prive dei necessari titoli o autorizzazioni.

È una differenza sostanziale.

E probabilmente rappresenta anche la chiave per leggere senza sensazionalismi una vicenda che adesso richiede soprattutto una cosa: che il rapporto tra chi gestisce e vuole migliorare lo stadio e chi ne è proprietario venga ricondotto dentro un percorso amministrativo chiaro.

Perché il Romeo Menti rimane prima di tutto la casa della Juve Stabia e uno dei principali patrimoni sportivi di Castellammare.

Migliorarlo è un interesse comune.

Ma, proprio perché appartiene alla città, ogni intervento deve essere realizzato rispettando le procedure previste per un bene pubblico.

Redazione BNItalia
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La redazione di BNItalia è composto da un gruppo di giornalisti giovani e dinamici che garantiscono sempre notizie che offrono anche approndimenti.

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